Ho perso il lavoro…

  • Questo topic ha 2 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 4 mesi fa da AvatarMariannaP.
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    CHIARA
    Utente
    ciao, Io ho perso il lavoro perché il mio datore di lavoro prendeva come “scuse” tutte le volte che non riuscivo ad andare a lavoro a causa dei dolori lancinanti provocati dalla malattia. Quindi ha pensato bene di licenziarmi non credendo al mio dolore… ho perso tutto, a distanza di tempo non riesco ancora a capacitarmi della situazione.

    Vorrei chiedervi: avete esperienze simili? Come avete affrontato queste situazioni? Ho davvero bisogno di consigli, grazie…

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      Giulia
      Utente
      Ciao Chiara,

      è successo qualcosa di simile anche a me. Ho scelto di non continuare in quell’ambiente perché non sentivo più di avere le forze per farcela e nemmeno che loro sapessero venirmi incontro. Mi hanno sostituita con qualcuno meno qualificato ed è stato doloroso. Ma era la cosa giusta per me. Ti capisco quindi, perfettamente!

      Per venirne fuori, a me è servito ricominciare. Da capo. Da me. E inserire la mia malattia nelle variabili di ció che volevo o non volevo per il lavoro. Ció che potevo o non potevo fare.
      Ho fatto un corso (online) e ho trovato un altro lavoro che prevedesse molto smart working. Alcuni giorni sono comunque durissimi, è ovvio, ma le condizioni generali mi aiutano per esempio a ridurre gli sforzi, o avere meno strada per raggiungere il lavoro.
      È difficile ma puoi ricominciare! E sicuramente te lo meriti.

      Anche se altri non lo prendono sul serio, il tuo dolore è sempre e comunque valido. E nessuno meglio di te saprà di cosa hai bisogno.

      Ti auguro tutto il meglio e da lontano tifo per te! Spero che queste parole possano esserti utili 🤞

      Giulia

      MariannaP
      Utente
      Carissima Chiara, mi spiace enormemente per quanto accaduto. Avevo appena ricevuto la diagnosi da due mesi dopo 21 anni di puro inferno, e in privato scrissi alla mia datrice di lavoro che non me la sentivo di partecipare a un pranzo natalizio dell’ ambiente di lavoro perché stavo seguendo una dieta ferrea a causa della malattia. Non mi ha mai risposto né è mai ritornata sull’argomento. La sua indifferenza e la sua ignoranza mi hanno ferita e spiazzata per molto tempo. Poi ho capito che resta tutto a lei e che solo una persona vuota e insensibile come lei si sarebbe comportata così. Una volta mi ha rimproverato davanti ad altri colleghi per non essere andata a una riunione pomeridiana, dopo che la mattina ero andata a lavoro imbottita di antidolorifici, ma soprattutto nonostante lei sia a conoscenza della mia sofferenza.

      Ti mando tante energie positive, Chiara. Ti posso garantire che la vita ti restituirà tutto quello che ti ha tolto sotto altre forme, vedrai. Un abbraccio di bene, ce la farai!

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